PREMIO “BILLBERGIA” - Premio per il mondo a Milano

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Testi di Andrea De Bortoli

 

ALEXANDER PEREIRA
Per l'impegno nel dare ancora più gloria alla culla della lirica mondiale, il Teatro della Scala.

Un austriaco atipico, un globetrotter con le note musicali che scorrono nelle vene. Alexander Pereira ama Milano per i suoi bellissimi palazzi ma soprattutto per i suoi cortili che conferiscono alla città un’aura intima e dove, dice lui, volano uccelli e farfalle. La sua più bella soddisfazione è vedere che molti bambini e giovani si avvicinano nuovamente alla Scala, perché per lui il teatro può e deve essere di tutti.


ANDREAS KIPAR

Per aver coniugato la propria cultura con quella milanese e aver dimostrato che il meglio nasce dalla contaminazione.

Nativo della Renania Kipar è uno dei maggiori paesaggisti in circolazione: a lui infatti si devono importanti opere di valorizzazione urbana come Porta Nuova, Portello e Centro Leoni, solo per rimanere in Città. Una città che secondo Kipar ha una forte rusticità, un legame indissolubile con la terra, forse è per questo che a lui sta molto a cuore che le migliaia di pedoni che si muovono nelle città non si sentano topolini maltrattati, ma persone. La sua ricetta? Eliminare il superfluo e concentrarsi su pochi interventi importanti in grado di valorizzare il paesaggio, che è la vera infrastruttura del futuro. Tutto naturalmente in chiave green.

 

ASLI HADDAS

Per aver fatto del Gogol Ostello un luogo di incontro di culture che faticavano a trovare ospitalità.

Asli è una giovane donna nata a Milano da mamma eritrea e padre italo-etiope. Tecnico informatico con la passione sconfinata per i viaggi a un certo punto della sua vita decide di licenziarsi e cominciare a fare l’imprenditrice. Nasce così in via Chieti il suo ostello internazionale - Gogol'Ostello - un caffè letterario, ma anche un luogo dove fermarsi a dormire, partecipare a proiezioni di film o libri, aperitivi in lingua straniera e tanto altro. È convinta che Milano sia un potenziale melting pot con molte risorse, per questo le piace far capire a tutti quanto è bella la nostra città, anche se questa fa di tutto per non sembrarlo.


DANIEL LIBESKIND

Per l'impegno dimostrato attraverso azioni e parole che dimostrano sempre il suo grande amore per Milano.

Il suo essere cresciuto nel Bronx da genitori polacchi lo portano a rifuggire l’etichetta di Archistar, per molti infatti è l’architetto di tutti. Arrivato a Milano nel 2007 situò la sede in via Spadari, cuore gastronomico della Città. Lo studio che nasceva come semplice base tecnica diventò ben presto cuore pulsante dell’attività dei Libeskind che continuano ad amare l’Italia e Milano per il design e la qualità delle sue imprese. Un amore che Libeskind ha voluto ricambiare con edifici che rimarranno nella storia presente e futura della città, rendendola ancora un volta un Gran Milan.


ERNST KNAM

Per essere uno dei re del cioccolato milanese.

Tedesco, ma se non fosse per il nome non si direbbe. Ernst Knam ci ha messo un po’ a “diventare” italiano, ma milanese lo è diventato subito, da quando in sella ad una bicicletta ha deciso che la sua “casa” dovesse essere in zona Piazza V Giornate. Maestro e artista del cacao che trasforma in sensazionali creazioni di cioccolato il duro dal cuore dolce da vent’anni da lustro alla nostra città in tutto il mondo.

 

JOHN PETER SLOAN

Per aver trovato a Milano la sua America e per averci insegnato ripaga insegnandoci che l'inglese è una cosa simpatica.

Un cantante di Birmingham che per le vie di Milano ti chiede “te capì” non è l’incipit di una barzelletta. È più probabile, invece, che tu abbia incrociato lo sguardo di JP Sloan. Dalla prima volta che fortuitamente John arrivò a Milano sono passati molti anni, ancora vivi nella sua mente i ricordi delle prime lezioni d’inglese fatte per mantenersi. Fu così che in via Piero della Francesca John inventò un modo tutto suo di insegnare la sua lingua agli italiani.

 

JOHNNY KAI "AGGIUSTATUTTO"

Perché solo chi rompe il PC a Milano a Ferragosto può comprendere quanto sia utile avere quest'uomo nella nostra città.

Nella Chinatown milanese a pochi passi dal Cimitero Monumentale vive una figura quasi mitologica. Johnny è il titolare di un piccolo negozio di riparazione e vendita di apparecchiature elettroniche e informatiche che si riconosce dagli altri negozi – tutti uguali - per via della fila che si forma spesso davanti alla sua piccola vetrina. Si è infatti sparsa in città la voce che Johnny ripari tutto, ma proprio tutto. La crisi non ha fatto altro che dare nuovo lustro al ruolo di riparatore “aggiusta tutto” e aumentare il lavoro di cinese dai modi gentili: non chiedetegli però lo sconto, si potrebbe arrabbiare.


OLGA POIVRE D'ARVOR

Per essere un esempio dello straniero che si batte per far crescere il luogo che lo ospita.

Una visionaria francese in terra di Milano. Dirige il centro culturale francese ma opera senza frontiere. Supporta progetti d’arte e cultura a trecentossessanta gradi e ha messo assieme i diversi centri culturali nazionali per incontri periodici volti a supportare la cultura milanese.

 

OTTO BITJOKA

Per essere un "afro-lombardo" innamorato di Milano che si offre con generosità alla città per promuovere la meritocrazia nella società.

Questo uomo è la contaminazione fatta persona, una storia di immigrazione che va a buon fine. Otto Bitjoka è un afro-lombardo - sposato con una milanese - che da trent’anni  vive a Milano, città dove è cresciuto e dove si è anche laureato in Scienze Economiche e Bancarie. Da anni si impegna nel sociale per  garantire l’accesso al credito agli imprenditori immigrati, consentendo loro di realizzare la propria diversità e affermare la propria identità come fattore di ricchezza. È convinto che Milano può fare Milamo solo se riscopre le caratteristiche che le sono proprie e che la rendono una città aperta e globale, generosa e operosa.


WICKY PRIYAN

Per l'innovazione: la Wicuisine non poteva che nascere da un laureato in criminologia originario dello Sri Lanka appassionato di cucina giapponese. E tutto ciò non poteva che accadere a Milano.

Doveva essere per tradizione familiare medico ayurvedico e per scelta investigatore privato, ma alla fine è diventato uno chef. Complice di questa singolare paraola un viaggio nella città di Kyoto 18 anni fa e l’incontro con Kan, uno dei mostri sacri nella preparazione del sushi.  Grazie a un forte senso di disciplina Priyan ha girato il mondo e lavorato in grandi cucine per inaugurare qualche anno fa a Milano il suo Wicky’s, dove la cultura nipponica si fonde armoniosamente con i sapori mediterranei.

 

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